Corpi lucenti

La luce, la materia e il corpo sono tre temi fondamentali per l’arte degli ultimi cento anni, spazi di indagine e di espressione che hanno creato nuovi intrecci dove questi campi di ricerca si sono spesso intersecati e mescolati. Già Umberto Boccioni aveva tracciato questa linea maestra nel suo Manifesto tecnico della scultura futurista del 1912, dove, descrivendo della sua profetica idea di scultura d’ambiente proponeva una nuova rappresentazione del corpo umano compenetrato a «dei piani trasparenti, dei vetri, delle lastre di metallo, dei fili» dove «delle luci elettriche esterne o interne potranno indicare i piani, le tendenze, i toni, i semitoni di una nuova realtà». Da questa radice nobile, fusa ovviamente ad altre matrici, si sono sviluppate ricerche fondamentali come, ad esempio, quelle di Lucio Fontana nella sua apertura verso l’ambiente e un uso innovativo della luce elettrica, e su questo grande sentiero si è incamminato anche il breve e folgorante percorso di Yves Klein che ha legato il corpo umano e una visione mistica del vuoto, un’azione sospesa tra le tracce dell’antropometria e i segni del fuoco dove la materia viene trasmutata da una concezione della luce in bilico tra la spinta della modernità e una visione esoterica.

Dai fondamenti di questo lungo viaggio e dai suoi molti approdi, nascono così le opere di questa mostra, in cui Claudia Quintieri e Fiorenzo Zaffina fanno dialogare la scultura, l’installazione, la performance, la Body Art, la luce artificiale e l’arte elettronica realizzando un incontro armonico basato su un’affinità spirituale di sguardo e di creazione.

In Marikana Claudia Quintieri ha realizzato un video di forte impatto simbolico e iconico, un lavoro sul corpo, sulle emozioni e sulla passione dove un uomo e una donna si sfiorano e si incontrano nella nudità della loro pelle nera, in splendido contrasto con l’ambiente candido, irreale e fumoso dello spazio che li accoglie.

La donna e l’uomo, nella giovane magnificenza delle loro muscolature elastiche, si sfiorano, si uniscono, si accostano non completamente, ma solo in modo parziale, dando un nuovo senso ai frammenti di un discorso amoroso attraverso il contatto, solo apparentemente accennato, ma in realtà totale, dei corpi. La musica di Debussy accompagna le loro dita e le mani, l’avvicinarsi dei piedi e la sovrapposizione delle gambe, fino all’incontro degli occhi dove l’energia fisica dell’unione si esalta in un legame di sguardi dove la sensualità della danza amorosa crea una connessione che travalica la fisicità. Quintieri dà vita così a un’opera dove la sessualità sempre allusa e mai davvero compiuta si esalta in una dimensione di sacralità, dove la fusione dei corpi si innalza fino ai meandri segreti dell’anima e della psiche.

Fiorenzo Zaffina lavora da anni sul punto di incontro tra lo spazio della vita e quello dell’arte, sullo scavo come segno della storia dei luoghi, sul corpo fisico e metaforico della scultura trasformata dall’azione dell’artista che penetra nei recessi della materia e della memoria. La produzione recente di Zaffina si confronta dunque con il plexiglass, materiale privilegiato dalla linea cinetico- analitica delle neoavanguardie, trattandolo però non nella sua fredda dimensione industriale, ma con l’impeto caldo e la forza bruciante di uno scultore antico che si confrontava con il marmo e con la pietra.

Nei suoi Scavi Zaffina utilizza infatti il materiale plastico entrando nel corpo della sua solidità e sublimandone la materialità spostandola verso una dimensione metaforica di trasparenza e di accensione cromatica, in sculture dove i blocchi solidi di plexiglass vengono scavati, incisi e talvolta dipinti, tracciando ondate gelide di bianchi o paesaggi fiammeggianti di rossi, di arancioni e di gialli, dove il passaggio della luce elettrica attraverso la materia traslucida prende possesso dell’ambiente e lo domina nella pulsazione cromatica di una nuova vibrazione dinamica.

Lorenzo Canova